Giornata mondiale dei Poveri – 19 novembre 2017

 

Caritas Diocesana: Vescovo e Diaconi al lavoro in vista del nuovo anno pastorale.

Il caldo estivo non ferma  l’attività di riflessione, studio  e programmazione della Caritas Diocesana.  Ieri, 18 luglio 2017, alla presenza del Vescovo mons. Rosario Gisana, del vicario generale don Antonino Rivoli, si è riunito il gruppo diaconale che compone la Caritas diocesana per l’incontro periodico che segna un momento importante per l’organismo pastorale diocesano.

In esso  tutti insieme si fa una sintesi delle attività svolte nei vari comuni della diocesi, discutendo su tutto quello che in ambito pastorale e istituzionale è stato affrontato. L’incontro,  che ha visto l’ingresso nella equipe diocesana dei diaconi eletti,  (quelli che hanno ricevuto l’ammissione all’ordine Sacro ), è stato scandito dalle riflessioni e dalle  risonanze dei partecipanti sull’ultimo incontro con i referenti della Caritas Nazionale che ha dato a ciascuno  una percezione e una consapevolezza nuova su cio’ che è la caritas, intesa come organismo pastorale della diocesi, e sulla comprensione piena del ruolo che essa ha e svolge in ambito pastorale, nel territorio e nelle comunità parrocchiali in particolare.

Il ruolo di animazione, che è la vera missione di ciascuno,  dice una grande responsabilità poi nel far si che la carità non sia appannaggio o compito di un guppo, ma che questa sia comune denominatore di tutta la comunità, insomma sia il “linguaggio di tutti”!  Da tutti è stato  apprezzato lo stile,  ormai non nuovo nella nostra diocesi,  che è quello  comunionale e sinodale che nello specifico in ambito Caritas si è concretizzato con la costituzione di una equipe allargata a laici, religiosi e presbiteri che esprimono una visione di chiesa non istituzionale ma profetica e radicata nella cominione tra tutte le varie componenti che insieme come pietre vive, ben connesse una con l’altra ne formano questo edificio spirituale e concreto che è la nostra Chiesa.  Componenti che provengono dai vari comuni della diocesi, ed espressione a loro volta di tanti volti che vivono e operano con un linguaggio comune che è quello della carità.

La seconda parte dell’incontro è stata dedicata a rendere operativi i vari ambiti o settori della Caritas diocesana per come già li conosciamo, inserendo i diaconi nei settori nei quali ciascuno liberamente si  desidera impegnare e per cui  ha una predisposizione o competenze già acquisite o maturate nella propria storia personale o professionale. Gli ambiti che sono stati individuati sono:

  • Formazione ( giovani, comunità parrocchiali, centri d’ascolto, e tutte le necessità di formazione anche specifiche);
  • Mondialità e immigrazione;
  • Programmazione:  Piano d’Intervento Diocesano, microcredito, pastorale sociale e del lavoro, progetto policoro, servizio civile;
  • Pastorale sanitaria e mondo carcerario;
  • Comunicazione e strumenti informatici;
  • Accompagnamento mondo giovanile;
  • Interfaccia  e relazione con la Caritas Nazionale;

La preghiera di ringraziamento al Signore  e la fraternità dei sorrisi, hanno concluso questo incontro, con l’impegno ad approfittare di questo periodo di riposo per prepararci alle molteplici attività che ci attendono, specialmente quelle in occasione del bicentenario della nostra diocesi, e di tutta l’attività di formazione, sostegno e  accompagnamento delle comunità parrocchiali e delle realtà ad esse collegate.   I poveri, portatori e custodi del Vangelo, siano  la nostra guida e la nostra gioia. (P.V.)

 

Cammino Sinodale: si va avanti! Il messaggio del Vescovo Mons. Gisana

da “Vita Diocesana” del 2 luglio 2017

 

 

Discorso del Vescovo nella celebrazione dell’apertura del Giubileo della Diocesi per il bicentenario dalla fondazione

 

Discorso di apertura dell’Anno Giubilare per il Bicentenario

L’Equipe della Caritas Diocesana ha incontrato la delegazione della Caritas Nazionale

 

Nei giorni 19 e 20 giugno 2107 si sono svolti due giorni di intenso studio e lavoro per dare modo alla nuova Equipe della Caritas Diocesana di dare il via alla propria attività.  Il Vescovo,  che ne  ha individuato i componenti, l’ha convocata in un ritiro di due giorni a Montagna Gebbia. Presso il seminario estivo della diocesi, lontano da rumori e distrazioni. Due giorni si sono ritrovati insieme al loro direttore,  il Vescovo:  laici, presbiteri, religiosi,  diaconi assieme anche  a  coloro che entro quest’anno  saranno ordinati diaconi.

Sono stati due giorni di grazia nei quali è stato approfondito il ruolo della Caritas Diocesana nella pastorale ordinaria della nostra Chiesa. Fondamentale è stato l’incontro con la delegazione Nazionale della Caritas, alla quale è stata presentata questa nuova impostazione della Caritas diocesana con il coinvolgimento pieno e responsabile dei rappresentanti di tutti i paesi della diocesi. La delegazione nazionale ha concretamente realizzato un corso di formazione, condensando in due giorni una formazione che normalmente viene realizzata a livello nazionale in cinque incontri. Questo momento formativo che si è dipanato nei due giorni ha contemplato formazione frontale,  anche attraverso l’utilizzo di strumenti multimediali,  gruppi di studio,  confrontie dibattiti.

Questo momento forte di formazione  ha avuto come incipit ogni giorno la Parola di Dio e la lectio divina che ci ha consegnato il Vescovo e  che ha dato  senso e profondo significato  a tutto quello che stavamo vivendo:  il senso ecclesiale,  discepolare e sinodale. I poveri e gli ultimi devono ritornare a essere non solo oggetto di attenzione da parte delle nostre comunità ma il centro focale ed orbitale attorno a cui si dipana la vita della Chiesa. Tutto ciò nella consapevolezza che in loro è presente realmente nostro Signore ed  essi ne sono la presenza vivente del suo vangelo. Ogni formazione, programmazione, realizzazione deve passare “dall’essere non solo progetto per”, “ma processo di”, cioè tutto quello che viene concretamente per loro fa parte di un intero “processo” che coinvolge tutta la chiesa e che nel tempo ci porti alla povertà come come consapevolezza di una condizione che tutti noi deve coinvolgere e compenetrare. Non solo condivisione ma compartecipazione e condivisione che  conduca tutti noi a stili di vita personali ed ecclesiali  sobri e che dicano la stessa prossimità ed amore del Cristo dei Vangeli verso i pooveri e gli ultimi. La Chiesa continuazione di Cristo nella storia sposi la stessa passione del suo Signore nell’oggi della storia nella quale proclama il suo Vangelo.  La fraterna condivisione della urgenze del mondo nel quale viviamo, dei territori che abitiamo e nei quali viviamo, ci ha consentito  di sperimentare il  vento dello Spirito Santo che attraverso percorsi di umile ascolto rimette sempre in cammino questa nostra chiesa verso  approdi a volte impensabili e scelte nuove che testimoniano il nostro concreto impegno e la corresponsabilità  pastorale . L’ascolto attento dei responsabili della Caritas Nazionale ci ha fatto sentire parte di un progetto più grande del  quale ci sentiamo partecipi e al quale certamento vogliamo dare il nostro contributo. Ripartendo dalla realizzazione delle Caritas Parrocchiali e dai centri d’ascolto veri punti nevralgici per l’accompagnamento delle comunità,  dalla lettura e comprensione del nostro territorio, dalle sofferenze, dolori, aspettative dei   nostri fratelli, ci si mette dinanzi un periodo che sarà caratterizzato da momenti di spiritualità e di formazione che saranno fondamentali per le nostre comunità. La celebrazione Eucaristica presieduta dal nostro Vescovo ha comunicato a ciascuno di noi la consapevolezza donata dallo Spirito Santo, che la  comunione con il Pastore e tra tutti noi con lo spirito discepolare e comunionale, è la strada maestra che ci consente , già da adesso, di  essere non solo un’istituzione ma un “organismo pastorale” a servizio della nostra Chiesa.   (PV)

la cappella dove abbiamo celebrato l’Eucaristia (sem. estivo montagna Gebbia)

Informacaritas Luglio 2017

La Sinodalità come “Prassi Pastorale”- Messaggio del Vescovo 2016/2017. La nuova frontiera per la Chiesa che è in Piazza Armerina

 

 

In vista del giublieo della nostra Diocesi, del bicentenario della fondazione affinchè,  assieme alle celebrazioni che ci accompagneranno in questo 2017/208, la viviamo nella comunione con il nostro Vescovo, rileggiamo con attenzione il  messaggio del Vescovo affinchè quanto delineato con chiarezza nel documeto,  diventi “prassi pastorale” per i laici, religiosi, presbiteri, diaconi, associazioni ecclesiali, per la Chiesa che è in  Piazza Armerina. Leggiamolo e meditiamolo perchè, orientando  le nostre attività pastorali in sintonia con il nostro pastore e operando in comunione con lui sentiremo come lo Spirito Santo guida la nostra  Chiesa verso la novità “sempre nuova”  della “Buona Novella”, fonte di grazia e di salvezza e nostro unico punto di riferimento. Facciamolo nostro come si fa di una cosa a noi molto cara e preziosa. Stampiamolo e portiamolo con noi assieme alla nostra Bibbia  e rileggiamolo spesso, perchè diventi nostro patrimonio ecclesiale.

 

LA SINODALITÀ COME PRASSI PASTORALE

MESSAGGIO PASTORALE 2016-2017

Con quest’assemblea diocesana, avviamo l’anno pastorale 2016-2017. Dopo il Giubileo straordinario della misericordia, che ha visto le nostre comunità impegnate ad assimilare un modus vivendi equivalente a quello di Dio: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6,36), risalta un bisogno che interessa la nostra vita pastorale. Non si tratta ovviamente di andare a proporre o moltiplicare iniziative per l’animazione delle nostre comunità, bensì di individuare un metodo, o meglio un modo di camminare assieme, affinché la pastorale sia il concepimento unisono di percorsi spirituali, culturali e sociali che aiutano a maturare il senso di Chiesa che ogni comunità deve saper testimoniare. Quello che importa in effetti non sono le attività pastorali, più o meno articolate, che sollecitano – e così deve essere– la vita credente, bensì la percezione che quello che si fa scaturisce dall’esercizio, talvolta faticoso, dell’essersi ascoltati vicendevolmente. Si comprende che questo modo di fare la pastorale limita per certi versi la celerità delle soluzioni, l’immediatezza di un’intuizione, la precocità delle pianificazioni, ma evidenzia con forza l’idea che quello che si stabilisce è frutto di condivisione, oltre al fatto che si fa realmente esperienza di ciò che sottintende il termine evkklhsia.

Non dobbiamo dimenticare che la vera animazione della fede riguarda il ripristino in ciascuno della conversione, la quale coinvolge tutti nella rivisitazione della nostra relazione con Dio, che passa realisticamente attraverso un’altra relazione: quella fraterna (cf. 1Gv 4,19-21). Se non accettiamo questa verità, non sussiste il senso di Chiesa che è poi senso di koinonia , ovvero di quella prassi di comunione ecclesiale che ci coinvolge in relazioni evangelicamente sempre più fraterne (cfr. Mt 5,20). Se non c’è il desiderio di incontrare l’altro,  perdonando,  accogliendo,  rispettando,  e  soprattutto  se  predomina  il  bisogno  di autoaffermazione, non c’è la Chiesa, e dove non c’è la Chiesa non c’è neppure la sacramentalità della presenza di Cristo, quale segno di testimonianza per il mondo. Ecco perché urge la necessità di riscoprire una prassi che, prima ancora di colmare lacune di tipo pastorale, insegni il grande valore della fraternità evangelica. Essa – occorre dirlo – è prodromo di quel senso ecclesiale che fa delle nostre comunità luoghi di autentica testimonianza in nome dell’evangelo. E’ da qui che nasce quella Chiesa che Papa Francesco in Evangelii gaudium al n. 27 percepisce come unica realtà possibile di fronte alle variegate esigenze del mondo: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia».

La Chiesa, nella sua dimensione ultraterrena, è legata paradossalmente a ciò che di più terreno possa esistere, secondo quella prossimità che scorgiamo nella “forma servi” di Cristo Signore. In tal senso, l’ecclesialità è uno stile di vita, fatto di consuetudini, orari, linguaggi; in una parola esso è su,sthma – direbbe Crisostomo – cioè una composizione armonica che dà alla Chiesa una precisa determinazione nominale: essa è sinodo. A cosa allude tale specificazione? Lo chiarisce espressamente Papa Francesco nel suo Discorso in occasione del cinquantesimo dell’Istituzione del Sinodo dei Vescovi, il 17 ottobre 2014: «Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio. Quello che il Signore ci chiede, in un certo senso, è già tutto contenuto nella parola “Sinodo”.

Camminare insieme – Laici, Pastori, Vescovo di Roma – è un concetto facile da esprimere a parole, ma non così facile da mettere in pratica». È quello che ci proponiamo a partire da quest’assemblea, considerata portale d’ingresso che ci introduce ad una prassi sinodale che interesserà permanentemente la vita pastorale delle nostre comunità. Avremmo potuto, in vista del bicentenario della Diocesi che si celebrerà dal 3 luglio 2017 al 3 luglio 2018, predisporre la comunità diocesana all’indizione di un sinodo, giacché l’ultimo risale a quello di mons. Sturzo, celebrato subito dopo la prima guerra mondiale. La necessità di un sinodo è legata al dinamismo missionario della Chiesa di fronte al mondo, a quella mutevolezza di rapporti culturali e sociali che esige una riflessione di tipo dialogico. La Chiesa, nella dimensione ad essa congenita di ascolto e testimonianza, non può prescindere dall’esercizio di un rinnovamento che riguarda – afferma il Decreto conciliare sull’ecumenismo Unitatis redintegratio  al  n.  4  –  la  sua  stessa  vocazione:  «La chiesa pellegrinante sulla terra è chiamata da Cristo a questa perenne riforma (ad hanc perennem reformationem) della quale essa, in quanto istituzione umana e terrena, ha continuo bisogno». La sinodalità sarebbe allora, oltre che uno stile ecclesiale, un modo per aiutare la Chiesa a realizzare la sua vocazione, o, come afferma Papa Francesco, a compiere «quello che il Signore chiede».

Quest’aspetto costitutivo della Chiesa non può limitarsi a forme celebrative più o meno solenni. L’indizione di un sinodo avrebbe probabilmente deconcentrato la comunità diocesana dall’adempiere ciò che sottintende il termine su,nodoj sinomino di evkklhsi,a. Se la Chiesa, nel suo essere sacramento per il mondo, è espressione di una fraternità che ha posto l’evangelo come vessillo di testimonianza missionaria, non può che corrispondersi in un cammino, armonico e composito, ove tutti sanno e accettano di ascoltarsi: laici, presbiteri e diaconi in relazione con il proprio vescovo, cercando di discernere quello che il Signore chiede. È questo il modo di fare Chiesa, o meglio di sostenere la Chiesa nella risposta costante alla volontà del suo Sposo. In questo circuito sinodale, la Chiesa coglie pure la stupenda presenza del laicato che, vocazionalmente parlando, genera anch’esso quella porzione di verità ecclesiale che, assieme a presbiteri e diaconi, forma il dire di Dio nella sua progettualità redentiva di fronte al mondo. Da qui allora la necessità di una scelta che costituisce, per la nostra comunità diocesana, uno snodo significativo: la scelta cioè di provare a camminare assieme, di fare sinodo senza celebrazioni, nel tentativo di sentire quell’ecclesialità che, in senso battesimale, scorre già nelle nostre vene. La necessità di rivedere gli statuti del Consiglio presbiterale e del Consiglio pastorale, come pure l’urgenza di ricollocare pastoralmente la presenza dei diaconi, trova qui il senso di questa scelta che in definitiva cercherà di rispondere al monito di Papa Francesco: «non è così facile da mettere in pratica». Perché? Questo modo di fare sinodo, che inaugura una prassi più che un culto, obbliga a capire che la nostra Diocesi decide oggi di essere in stato sinodale, cioè di accettare un cammino di conversione ad libitum, sospinto dalla forza dell’evangelo.

Questo cammino riguarda i presbiteri, chiamati a comprendere quanto stupenda possa essere la testimonianza del condividere assieme il lavoro pastorale, dando specificazione a stessi della splendida cooperazione che dovrà nascere tra le comunità parrocchiali. Ciò significa che essi dovranno davvero convertirsi, anteponendo la presenza dello Spirito del Signore, che agisce nella vita dei fedeli laici, alle loro suggestive operazioni pastorali che sono talvolta fortemente referenziali. Tale conversione, che scaturisce da questo modo di concepire la Chiesa, investe pure i diaconi che, riscoprendo il senso vero della loro vocazione in rapporto con il vescovo, colgono nella diaconia della carità e dell’evangelizzazione l’elemento connotativo dell’identità di un ordo nella Chiesa. Ciò significa che quella dimensione liturgica, cioè la diaconia all’altare, che probabilmente fino adesso ha subito forme di esasperazione, si concentra unicamente nella celebrazione con il vescovo e nel mandato che quest’ultimo, per necessità, dispenserà ad actum. La conversione riguarda infine anche il laicato. Non bisogna dimenticare che esso custodisce, in virtù dell’azione carismatica propria del battesimo, l’opera di Dio. Questa presenza sacramentale induce il laicato a percepirsi in una specifica vocazione che consiste nell’effettiva responsabilità della testimonianza santificante nel mondo e per il mondo: una responsabilità che va animata, sostenuta, accompagnata, rispettata. Ecco perché è necessario il cammino sinodale. E la sua celebrazione sta proprio nell’attuazione di questo cammino di conversione, di quest’incontro costante tra le varie componenti ecclesiali. Qui si impara veramente ad ascoltarsi e a percepire lo specifico della propria chiamata davanti a Dio, al fine di concepire assieme quelle decisioni che non appartengono gerarchicamente ad un ordo superiore, ma all’evkklhsi,a che, nella sua dimensione terrena, cerca di purificarsi per comparire davanti a Dio «tutta gloriosa, senza macchia, né ruga o alcunché di simile, ma santa ed immacolata» (Ef 5,27); e, nella sua dimensione celeste, di sostenere l’impatto della testimonianza missionaria per raccontare a tutti la bellezza dell’evangelo, cioè la stupefacente  e misericordiosa accoglienza di Dio «il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4).

Si tratta pertanto di dare voce, mediante il cammino della sinodalità, a quanti servono con la propria testimonianza la Chiesa di Cristo, e per essa il mondo che Dio ha affidato alle loro cure. Il modello sinodale, che oggi viene proposto, ha questa finalità. Esso tende non soltanto alla santificazione del mondo, essenza della testimonianza missionaria della Chiesa, ma anche alla realizzazione di quel consenso che scaturisce dall’ascolto vicendevole dei soggetti attivi dell’evangelizzazione, e cioè dei laici, presbiteri e diaconi, sospinti dal desiderio comune di attuare l’o`mo,noia ecclesiale (Clemente Romano): la concordia nello Spirito, segno vivo dell’inabitazione di Dio nella vita di un popolo. Tale desiderio legittima questo percorso che si apre con l’odierna assemblea diocesana. L’Esortazione post-sinodale Amoris Laetitia, che Papa Francesco ha consegnato alla Chiesa sull’amore nella famiglia, costituisce l’ambito della nostra formazione, da cui cercheremo di convergere per stabilire quelle proposizioni sinodali che dovranno accompagnare l’exitus della prassi diocesana. Ciò riguarderà in particolare la problematica della sponsalità cristiana, nelle sue variegate sfaccettature canonico-giuridiche e liturgico-sacramentali, per una conversione pastorale all’insegna di ciò che veramente dice lo Spirito alla nostra Chiesa. Saranno le proposizioni sinodali a indicare il cammino di conversione, affinché la nostra comunità diocesana elevi con esultanza l’inno della propria confessione di fede, una lode, appunto, che sarà espressione di una purificazione della nostra vita pastorale, alla quale ci sottomettiamo tutti: laici, presbiteri, diaconi e vescovo, dopo esserci ascoltati vicendevolmente.

Questo processo sinodale sarà costituito da due fasi: a) quella del consenso durante la quale, in maniera distinta, i singoli ambiti pastorali nelle loro rappresentanze: laici, presbiteri e diaconi, condivideranno, dopo previa formazione sul tema della sponsalità, le proprie opinioni, producendo un documento sinodale; b) quella del discernimento durante la quale i medesimi  ambiti,  convergendo  assieme,  discuteranno  i  tre  documenti  sinodali.  Questa seconda fase produrrà un documento di unione che verrà sottoposta al vescovo, con il quale si stabiliranno le proposizioni sinodali. La presentazione di tali decisioni, che servono per la conversione pastorale, avverrà durante un’altra assemblea, conclusiva di quest’articolato processo sinodale che esprimerà effettivamente quello che lo Spirito dice alla nostra comunità diocesana. Affidiamo quest’intenzione alla misericordia Dio e ci assista benevolmente «Colui che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra ai cieli» (Eb 7,26), Cristo Signore che continua ad intercedere, lasciando che lo Spirito guidi e formi la sua sposa che è la Chiesa.

Il Vescovo chiama la sua Chiesa ed essa risponde: “Eccomi!”

Enna: Il Vescovo prega insieme ai precari che rischiano di perdere il lavoro

 

Ci piace intitolare questo breve editoriale cosi’,  per richiamare quanto stiamo vivendo nella nostra diocesi,  in tutti i momenti ecclesiali.  Il nostro pastore, il Vescovo in ogni circostanza richiama tutti noi alla corresponsabilità umile e fattiva che richiede da parte nostra,  sacerdoti, religiosi, laici, diaconi una conversione nella piena adesione alla volontà di Dio. Egli ci guida e ci mostra la strada  attraverso il dono della Parola spezzata e condivisa,   i gesti di carità concreti, gli inviti alla condivisione fraterna delle risorse, la carità senza confini per i poveri, un dispepolato pieno di verità secondo l’invito stesso di Gesù, con una intelligenza ed uno  sguardo profetico della storia,  che ci porti a condurre dentro la Chiesa  i poveri e gli ultimi veri custodi del Vangelo e presenza di Gesù in mezzo a noi.  Vogliamo  sottolineare questo sfondo che sta diventando per i nostri orecchi e per il cuore di ciascuno di noi la voce di Colui che ci chiama a conversione ed all’impegno:, e tutta la Chiesa Armerina è pronta a rsipondere: Eccomi!  Questo significa la nostra piena disponibilità a cambiare rotta, a seguire il pastore per strade che sembrano difficili, ma che sono le strade di un discepolato vero e sincero nel quale ciascuno di noi sperimenta le parole dette a  Pietro : “in verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».” Pietro, la Chiesa, ciascuno di noi, secondo le diverse responsabilità, siamo  chiamati,  nella maturità della nostra fede,   ad essere pronti a morire  per prima a noi stessi e al nostro modo di pensare, entrando in una dimensione pastorale e discepolare,  per essere  pronti ad imtraprendere strade impensate e incredibilmente nuove, in ascolto della parola del Maestro che ci chiama per nome esclamando: seguimi!    Dobbiamo allora essere pronti per iniziare un cammino e una strada nuova, come Abramo, i Patrirchi, i Profeti, gli Apostoli ,  i Santi, i Martiri…per strade sconosciute, ma strade di salvezza e di novità.  Pronti ad ascoltare e fare cio’ che un altro, lo Spirito Santo ci invita a realizzare.   Allora tutti questi momenti Ecclesiali serviranno per preparare il terreno del nostro cuore e  renderlo disponibile e pronto allo Spirito che ci chiama ad uscire dalla nostra stagnante immobile  vecchiaia per una giovane e dinamica  sapienza del cuore che si concretizza in qualsiasi età della nostra vita e che ci fa esclamare con cuore sempre nuovo e pronto: Eccomi!

 

Tre ammissioni all’Ordine Sacro del Diaconato nel mese di Luglio 2017.

Giorno 10 luglio 2017 alle ore 19:00 presso la Chiesa di Santa Lucia in Gela, saranno ammessi Al Sacramento dell’Ordine Sacro per il diaconato  Giovanni Molè e Rocco Sanfilippo.

Giorno 23 Luglio 2017, presso la Chiesa del Purgatorio di Niscemi Salvatore Gueli. Così diventano cinque i diaconi che entro la fine di quest’anno saranno ordinati da S.E. Mons Rosario Gisana. L’ammissione all’Ordine Sacro è l’ultimo “momento” che nel tempo precede l’ordinazione. 

Attraverso l’imposizioni delle mani  essi riceveranno il sacramento dell’Ordine Sacro nel grado del Diaconato e diventeranno segno permanente e sacramentale di Gesù servo di tutti, segno della prossimità della Chiesa verso gli ultimi e i poveri vera ricchezza della Chiesa. I diaconi sono il segno e l’espressione di  tutta  la Chiesa che non solo  vuole rimettere i poveri al centro delle scelte pastorali, ma riconoscendo in essi la presenza concreta del Vangelo, si impegna a riconoscerne la loro realtà profetica dentro la chiesa….per una Chiesa povera con i poveri. Segno di una prossimità che dice un cammino da percorrere insieme  perchè la povertà non sia vista e vissuta come una iattura ma come la ” sola concreta possibilità” di incontrare  Cristo che vive nella storia.  Concetto espresso tante volte dal nostro Vescovo, ma che deve diventare concretezza nella nostra chiesa, nelle nostre parrocchie e comunità.Il bicentenario della fondazione della nostra diocesi, attraverso tutta una serie di iniziative pastorali, litirgiche, culturali è una grande opportunità per ripensare il tempo che ci si presenta dinanzi come un cammino rinnovato per ripensare e rilanciare le nostre scelte pastorali. Occorrerà ripartire da un nuovo stile disepolare che mostri una Chiesa sempre più a misura di Criso servo di tutti e quindi a misura d’uomo.

Molè Giovanni

Rocco Sanfilippo

Salvatore Gueli

I due fratelli che saranno ammessi all’ordine sacro sono di Gela, ambedue già  impegnati nelle proprie parrocchie in diverse attività, arricchiranno la propria forania e la diocesi  nell’impegno specifico della Caritas Diocesana, dove già operano insieme a tanti laici, diaconi e sacerdoti, costituiti da nostro Vescovo come Equipe Diocesana Caritas. (p.v)

 

Nuovo numero di Informacaritas. 15 Giugno n.11