La Caritas diocesana dice no alla sola assistenza. Si alla promozione della persona e della sua dignità.

 

La nostra Chiesa che è in Piazza Armerina si sta scommettendo  nello stile della sinodalità e della comunione tra tutti i componenti che la formano: vescovo,  presbiteri, religiosi, diaconi  e popolo santo di Dio, e desidera lavorare  stando accanto  a tutti coloro che con cuore sincero  vogliono passare da una pastorale di  conservazione, ad una pastorale di uscita. Una pastorale forgiata e formata  dal Cristo presente nella Parola e nei Sacramenti  che orienti ciascuno di  noi al movimento pastorale centrifugo che spostandoci  dalle nostre sicurezze, dal nostro ” si è fatto sempre così”,  verso “le periferie esistenziali”,  rimettendoci  in gioco sull’esempio di Cristo che andava ovunque  per annunciare il regno di Dio  confortando , aiutando , sostenendo  guarendo tutti,   con una prossimità e una solidarietà totale nei confronti dei  peccatori, dei deboli e dei poveri. Papa Francesco, nella veglia di Pentecoste del 2013 così diceva tra l’altro nell’omelia:

“Vivere il Vangelo è il principale contributo che possiamo dare. La Chiesa non è un movimento politico né una struttura ben organizzata né una ong”. La Chiesa, piuttosto, è chiamata “ad essere lievito, con amore fraterno, solidarietà e condivisione”. La crisi attuale non è solo “economica” o “culturale”: “È in crisi l’uomo come immagine di Dio; è, perciò, una crisi profonda”. Guai, allora, a “chiuderci in noi”, in parrocchia o nel nostro gruppo. “Quando la Chiesa è chiusa, si ammala. La Chiesa deve uscire verso le periferie esistenziali”

E’ giunto il momento di un rinnovamento che deve vedere protagoniste attente le nostre parrocchie,  che vivono, proprio per vocazione ,in “prima persona”, le ansie, le delusioni, le paure e  le speranze disattese di tanti fratelli. Diventa oramai necessario che  ogni parrocchia abbia la sua Caritas parrocchiale, vista non come un organo burocratico previsto da una norma o una disposizione, ma come una scelta doverosa e opportuna che nasce dalla consapevolezza che l’incontro con il Signore morto e risorto cambia completamente la nostra prospettiva di vita, orientando tutti noi, le comunità intere a vivere la Carità come impegno concreto, tessendo nella e con la carità, tutte le attività che si realizzano nella parrocchia: liturgia, catechesi, predicazione,pastorale degli ammalati, attività  confraternali, feste patronali, processioni, grest parrocchiali e attività giovanili, ritiri parrocchiali, ritiri spirituali,…….tutte  queste azioni pastorali coniugate e intessute con la Carità. Allora  la carità e l’amore diventa lo sfondo di tutto, la base di tutto, il fine di tutta l’azione pastorale. La Caritas diocesana, il Vescovo assieme ai suoi presbiteri e ai suoi diaconi non desidera eliminare quella forma di assistenza che è giusto pensare con intelligenza per sostenere i momenti di difficoltà delle famiglie. Una  carità pastorale della Chiesa, attenta ai tempi e illuminata dallo Spirito Santo che  desidera che tutte le proprie attività  siano pensate e decisamente orientate verso il sostegno,  la promozione e il recupero, con tutti i mezzi disponibili,  della dignità delle persone, dei giovani, delle famiglie, degli anziani. La nostra Chiesa vuole mettere in campo le migliore energie che vengono dalle nostre comunità, dai tanti fratelli e sorelle che vivono  e vogliono attualizzare e concretizzare la gioia del Vangelo, della Buona Novella, del Regno di Dio. “La gioia del Signore, sia la vostra forza!, andate in pace”,  è il saluto finale dato dal diacono, alla fine della S.Messa. E’ la gioia che viene dal Risorto, è la gioia della pace ricevuta, è la gioia dell’incontro con Lui nella Parola e nella  Eucaristia, che deve trasformare le nostre azioni in gioia per gli altri, in donazione e carità  per i fratelli. Questa gioia, che è l’incontro della comunità con il Risorto,  non è una gioia che può restare rinchiusa nel nostro cuore, come un bene personale  da custodire gelosamente!  E’ una gioia che ci spinge ad andare oltre noi stessi per aprirci al mondo.  Il termometro di questa gioia, che cioè ci fa comprendere quanto sia vera, è l’amore e la carità verso i fratelli. Una gioia che si trasforma in impegno, stile comunionale e fraterno nelle comunità, lealtà e reciproco fraterno affetto che ci dona la capacità di mettere al centro il bene dell’altro, vincendo tutte le tentazioni disgregatrici che rischiano di farci  diventare comunità asfittiche. Ben vengano allora gli Empori caritas, il sostegno economico alle piccole emergenze economiche, l’ascolto e l’accoglienza, la promozione e il sostegno di opere segno! Queste opere ed azioni non devono mancare. Ma un grande sforzo ed un impegno grande dovrà essere profuso perché si possano mettere in campo azioni volte alla realizzazione di progetti ed opere che portino a rimettere in circolo speranza e possibilità di rinascita per le nostre famiglie, per i giovani, gli ammalati, i disabili, i disoccupati, gli anziani. Non ci sostituiremo alle istituzioni che hanno il compito di attenzionare questi fratelli e di fornire supporto ed aiuto, non è il nostro compito.  Ma vogliamo con tutta la forza che ci viene dal mandato ricevuto dal Cristo, non restare inerti e immobili quando il pianto e la disperazione restano inascoltati. La Chiesa che è madre non può’ vedere i propri figli soffrire.  Ci attendono momenti di impegno molto gravosi.  Non c’è un Ente Caritas! C’è un Organismo Pastorale…un organismo “vivo” che è costituito da tutti noi. Insieme dobbiamo progettare per la nostra chiesa e per il nostro territorio. Non pensiamo a progetti “faraonici”, di difficile realizzazione! Non cerchiamo consensi! Idee e progetti che vedranno il coinvolgimento delle Caritas Parrocchiali e dei volontari che con le loro professionalità lavoreranno fianco a fianco. Saranno “confezionati” microprogetti” di formazione-speranza-lavoro. Attraverso la conoscenza profonda del territorio e attraverso le Caritas parrocchiali, vero centro nevralgico pastorale, con un orizzonte aperto a 360 gradi verso le opportunità che ci verranno offerte, attenti alle esigenze di un mondo economico e di mercato in continuo cambiamento. Sarà fondamentale l’interazione il dialogo e la collaborazione con le agenzie presenti nel territorio: comuni, ASL, servizi sociali, con le associazioni Cattoliche e non, sindacati e patronati dei territori della provincia di Enna e Caltanissetta.Un’ attenzione particolare sarà data al  progetto Policoro, pensato per i giovani,  e alle possibilità offerte da programmi e progetti statali e comunitari. Ci attende un lavoro che  vedrà tutti insieme mettere i talenti in circolo, perché a “guadagnare” siano i nostri fratelli che attendono e sperano in un Chiesa povera,  dei poveri e per i poveri. Cito quanto detto in un comunicato della CEI a proposito dell’impegno verso i giovani:

“La Chiesa, comunità di persone, non offre ai giovani disoccupati delle ricchezze materiali, ma principalmente annuncia loro ciò che possiede. La ricchezza del Vangelo che può veramente cambiare la vita della gente ed aiutare le persone ad alzarsi dalla strada della rassegnazione, dal mendicare assistenza per camminare lungo i sentieri di speranza e di sviluppo”(C.E.I)

La ricchezza del Vangelo, la potenza della Parola di Cristo contiene una forza inesauribile ed  è capace di aprire orizzonti di speranza e di nuove prospettive anche nei periodi in cui sembra che le giuste aspettative degli uomini  sono disattese e le crisi economiche e sociali sembrano divorare ed emarginare una moltitudine di fratelli. Questa Parola si erge alta sul monte della storia per illuminarla e orientarla verso la giustizia e la pace.   Preghiamo specialmente in questo periodo pasquale, in attesa della Pentecoste, perché lo Spirito Santo illumini tutti noi in questo progetto Ecclesiale, la sua forza e la sua luce sia il nostro punto di riferimento e conforti il nostro agire pastorale per il bene della Chiesa, dei fratelli e del mondo. Maria Santissima, che ha sperimentato in maniera specialissima e unica  la potenza e la forza salvifica dello Spirito Santo, sostenga questa nostra preghiera. (pv)

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